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Si sta avvicinando l'ora della festa del borgo san Giuliano, per cui sto preparando un post completo per orientarvi meglio in quest'imperdibile evento di Rimini. Ma oggi, voglio soffermarmi su uno stralcio di Storia di Rimini, non molto conosciuto, le lotte per il potere al tempo dei Malatesta.
Dopo la morte di Malatesta, avvenuta nel 1312, divenne signore di Rimini, Cesena e Forlì il figlio nato dalle nozze del "Mastin Vecchio" con la seconda moglie Concordia, Malatestino, che per essere privo di un occhio era soprannominato "dall'Occhio",
Nel 1317 Malatestino morì e il fratellastro Pandolfo assunse il governo di Rimini. Pandolfo I riconquistò Pesaro e altre città delle Marche, che dopo la morte, avvenuta nel 1326, lasciò ai figli Malatesta detto "l'Antico" o "Guastafamiglia" e a Galeotto. Alla reggenza di Rimini invece salì il nipote Ferrantino.
Dalla nuova situazione nacquero rivalità tra i vari rami dei Malatesta, che miravano, attraverso le più svariate alleanze, ad aumentare il proprio potere.
Nel 1334 Ferrantino fu chiamato a Pesaro da Malatesta Guastafamiglia, gravemente ammalato. Ma la malattia "dell'Antico" era solamente un tranello teso al cugino, e non appena giunse a Pesaro, Ferrantino venne imprigionato. Il signore di Pesaro allora si recò subito a Rimini, dove fu accolto come "Dominus e Defensor Civitatis" con il fratello Pandolfo.
Il consiglio generale di Rimini concedette a costoro il "dominio" e la "defensoria" a vita della città. Tali titoli erano peraltro trasmissibili alle generazioni future, decretando ufficialmente ciò che già da tempo avveniva.
Risolto così il problema di potenziali avversari alla reggenza di Rimini, i Malatesta volsero tutte le proprie attenzioni e forze verso le lotte intestine alla casata, che ebbero una momentanea fine nel 1343, allorché i vari rami dei Malatesta interruppero le loro rivalità interne, ritornando a professarsi vassalli del Papa.
Il 1348 fu l'anno della terribile peste, che ridusse la popolazione di Europa di quasi due terzi. Ma Malatesta Guastafamiglia continuò imperterrito nella sua opera di conquista delle Marche.
Il Papa Innocenzo IV allora nominò suo vicario il Cardinale Egidio Albornoz, che dopo aver arrestato il figlio di Pandolfo, lo usò contro i Manfredi e gli Ordelaffi.
Malatesta Guastafamiglia morì nel 1364 e lasciò ai figli i domini delle Marche e della Romagna: a Pandolfo II spettò Gradara e la signoria di Pesaro, Fano e Fossombrone; a Galeotto II, nominato Malatesta Ungaro fu assegnato il castello di Montefiore e la signoria di Rimini assieme allo zio Galeotto. A Galeotto furono riservati importanti incarichi politici e militari: egli è nominato senatore di Roma, capitano generale della Lega e vicario pontificio.
Galeotto Malatesta ebbe dal matrimonio con Gentile di Varano di Camerino sette figli, di cui quattro maschi: Carlo, Pandolfo III, Andrea, Galeotto. Galeotto I morì nel 1385 e Carlo Malatesta fu designato per il comando della signoria di Rimini.
Io trovo questi capitoli poco noti della storia di Rimini davvero interessanti, e voi ???
Il 6 febbraio 1831 giunse una notizia che avrebbe sollevato gli istinti rivoluzionari: "La casa di Ciro Mengotti era stata presa d'assalto e il Duca di Modena si era dato alla fuga, dirigendosi a Mantova". Subito a Rimini insorse la popolazione e fu istituito un Comitato provvisorio facendo cessare ogni funzione amministrativa tenuta in mano dalle autorità pontificie.
Dopo un primo periodo di confusione tutto tornò alla normalità e anche ai Riminesi giunsero le parole di Papa Gregorio XVI, che invitava la popolazione a sottomettersi nuovamente senza timore al potere della Chiesa, assicurando loro il perdono.
Ma il 25 marzo, dopo aver rotto il principio di non intervento, gli Austriaci attaccarono i battaglioni creati dopo le insurrezioni; il durissimo scontro si verificò presso le Celle, risolvendosi con la vittoria dell'esercito austriaco, che in seguito operò violente repressioni contro alcuni esponenti della rivoluzione.
La città continuò ad essere interessata ormai da frequenti tumulti e sommosse dovute alle gravi condizioni economiche, fino a che nel settembre del 1845 scoppia una sollevazione esclusivamente riminese, seguita a tre anni di distanza dai moti del '48.
Durante la Seconda Guerra D'Indipendenza per l'Italia, nel 1859, molti giovani riminesi partirono alla volta del Piemonte per andare a combattere. Il 17 settembre dello stesso anno, i riminesi accolsero trionfalmente "l'Eroe dei Due Mondi", Giuseppe Garibaldi , a cui la Commissione Municipale aggregò con la sua discendenza al patriziato riminese.
Finalmente tra il 1859 e il 1860 i Riminesi assistettero al distacco di tutta la Romagna dallo Stato Pontificio e l'annessione al Regno di Sardegna.
La città di Rimini dall’impianto regolare romano era articolata in quattro borghi interni o rioni. I confini secondo la divisione proposta da Luigi Tonini dovevano essere costituiti dal decumano massimo (il Corso), in parte dal cardine (via Garibaldi) e forse dalla via del “rigagnolo” (via Gambalunga).
* il borgo di S. Colomba ospitava la residenza dei Malatesti, la sinagoga e il quartiere degli ebrei, gli alberghi e sette chiese; * il borgo Pomposo, si estendeva dall’Arco a piazza Cavour, dall’Anfiteatro al Corso, era per la maggior parte coltivato ad orti e si trovavano parecchi complessi monastici e 9 chiese; * il borgo di S. Andrea era un borgo popolare e si trovavano 3 chiese; * il borgo del Mare aveva 5 chiese.
Rimini era delimitata da mura, a seguito del ritirarsi del mare e della deviazione del fiume Marecchia la città di Rimini si estese di circa 300 metri.
Al di fuori delle mura e dei fiumi che cingevano Rimini, sorsero fin dal Medioevo i quattro borghi esterni:
* il borgo di San Giuliano, il più antico ed abitato dai pescatori * il borgo di S. Giovanni, prima detto di S. Gaudenzo e poi di S. Ginesio * il borgo di S. Andrea completamente distrutto nel 1469 originariamente si trovava fra porta Montanara e porta del Gattolo * il borgo di Marina, si estese nel tempo fino al Convento dei Celestino, poi chiesa di S. Nicolò.
Roma strappò Rimini ai Galli nel 295 a.C. (la battaglia di Sentino) e vi fondò la colonia Ariminum (268 a.C.).
Questa posizione rappresentava un punto strategico nella geografia di quel periodo, infatti questa zona era protetta dal Mar Adriatico e delimitata dai fiumi Ariminus (Marecchia e Aprusa (Ausa). Mancavano le strade, ma per i romani questo non era un problema, infatti nell’anno 220 a.C. Caio Flaminio completò la costruzione della via Flaminia, unì quindi la capitale con Rimini.
Un po’ di tempo dopo Marco Emilio Lepido realizzò la via Emilia collegando così Rimini con Piacenza, nell’anno 132 a.C. il console Publio Popilio fece costruire la Via Popilia per collegare Rimini ad Aquileia ed alla Pannonia, sarebbe l’attuale Via Romea.
Fino a questo periodo Rimini era rimasta fuori dai confini d’Italia, quando si costituì la Gallia Cisalpina Rimini divenne la città più settentrionale. Per questo motivo fu il primo municipio occupato da Cesare, nel 49 a.C., all’inizio della II guerra Civile, varcato il Rubicone si diresse verso Roma.
Il periodo Romano è caratterizzato da benessere, pace e sicurezza, in quanto Rimini composta in maggioranza da coloni Romani rispettavano la capitale. Sicuramente durante l’epoca di Augusto la città di Rimini raggiunse l’apice della potenza, il porto di Rimini assieme a quello di Ravenna servì di base alla flotta romana sull’Adriatico.
La città di Rimini era dedita soprattutto al commercio e all’artigianato, nell’entroterra si svolgevano attività produttive, ad esempio sono state trovate numerose tracce di fornaci ed era sviluppata una florida agricoltura. Nell’anno 27 a.C. Rimini diviene colonia Augusta, nello stesso anno viene completato l’Arco d’Augusto, sorto dove termina la via Flaminia ed inizia la Via Emilia, come segno di riconoscenza verso l’imperatore Augusto. L’altra grande opera ingegneristica ed architettonica di questo periodo, nella città di Rimini, fu il Ponte di Tiberio. In realtà questa costruzione inizia con Augusto e termina con l’anno 21 d.C. sotto il governo di Tiberio.
Quest’opera dimostra l’abilità raggiunta dai Romani.
L’anfiteatro è il terzo monumento che ancora si trova al centro della città di Rimini, è stato iniziato nel II secolo dopo Cristo per gli spettacoli dei gladiatori. Fu bombardato nel 1943, ma fu in parte restaurato, ultimamente è adibito a spettacoli durante la stagione estiva. Infine da ricordare “le domus”, di cui sono rimasti i mosaici, frammenti di intonaci, conservati nel Museo della città di Rimini.
La nascita di Rimini risale a diversi secoli avanti Cristo.Fondata probabilmente da popolazioni galliche, divenne colonia romana col nome di Ariminum nel 248 a.C. Durante il periodo Medioevale, dopo aspre lotte tra ghibellini e guelfi, si ebbe la vittoria dei Malatesta nel 1295 che governarono la città, rendendola una delle corti feudali più importanti d'Italia, fino al 1503 anno in cui fu occupata dai veneziani.Dal 1509 divenne territorio pontificio fino all'unità d'Italia, della quale entrò a far parte attraverso un plebiscito.
ARCO DI AUGUSTO É il più antico degli archi romani a noi pervenuto.Fu costruito nel 27 a.C. in onore dell'imperatore Augusto, in travertino.
PONTE DI TIBERIO Iniziato sotto Augusto e terminato sette anni più tardi,sotto Tiberio, è in pietra d'Istria a cinque arcate ed è ritenuto uno dei massimi monumenti del genere.
Nel 1450 è iniziata la costruzione del Tempio Malatestiano di Rimini ed è poi proseguita nei decenni successivi. Alla costruzione del tempio Malatestiano di Rimini hanno partecipato tra gli altri anche eccellenti artisti: Matteo de’ Pasti, architetto e medaglista, Agostino di Duccio, scultore e decoratore e il grande Piero della Francesca, ma sotto l’aspetto architettonico fondamentale è stata la partecipazione di Leon Battista Alberti.
Quest’ultimo infatti si è ispirato all’Arco d’Augusto e alle vestigia romane di Rimini. L’Alberti realizza un involucro antico e una facciata solenne attorno alle strutture gotiche della chiesa di San Francesco. La facciata e alcuni tratti di muro vennero incorporati nella nuova costruzione, all’Alberti fu imposto di mantenere le due cappelle nuove per cui lavoravano Agostino di Duccio e Matteo de’ Pasti. La facciata e i fianchi quindi furono opera di Leon Battista Alberti che creò qualcosa di completamente indipendente rispetto l’interno del tempio.
La facciata del Tempio Malatestiano di Rimini è divisa orizzontalmente in due parti, nella parte inferiore, sopra lo zoccolo si possono ammirare tre grandi archi con a fianco semicolonne scanalate. Tra le colonne e gli archi sono scolpite ghirlande d’alloro. Nel fregio dell’architrave, a caratteri romani è incisa l’iscrizione “Sigismondo Pandolfo Malatesta, figlio di Pandolfo fece per voto nel 1450”. La parte superiore, a causa del declino dei Sigismondo è rimasta incompleta.
Nei fianchi del Tempio Malatestiano o Duomo di Rimini torna un tema classico di quel periodo, gli acquedotti romani con la successione degli archi. A destra delle arcate si trovano i sepolcri e i cenotafi (tombe vuote) di illustri personaggi di lettere e scienze. A chi visita oggi il Tempio Malatestiano di si consiglia di non avere fretta, di sostare a lungo per ammirare tutta la sua bellezza. Nell’anno 2000 Rimini ha completato una grandiosa opera di restauro del Tempio.
La costruzione del Palazzo dell’Arengo di Rimini risale al 1204, è una costruzione in forme romanico-gotiche. Nel corso dei secoli si sono susseguiti terremoti, devastazioni e restauri fino a farne perdere la struttura originale.
Il terremoto che subì la città di Rimini nel 1916 si può considerare benefico, infatti tolse al vecchio edificio tutti i rappezzi fatti precedentemente, restituendo alla vista i grandi archi delle polifore e alcune colonne di marmo.
Nel 1924 l’architetto riminese Gaspare Rastelli realizzò un ampio restauro, il risultato si può ammirare ancora oggi.
Alla base della torre dell’ Arengo, attraverso un portale si arriva nel gran salone dell’Arengo, dove si riuniva l’antico “arengo” o “parlamento”, composto da tutti i capi delle famiglie, alla presenza del vescovo ed altre autorità religiose.
Il vicino Palazzo del Podestà è di stile simile, fu costruito nel 1334 con archi ogivali al piano terra e merli. Il Palazzo del Podestà di Rimini fu restaurato dall’architetto Rastelli.
Nell’alto medioevo il cuore polito e religioso di Rimini si era trasferito, dal Foro, a quella che oggi è piazza Cavour. Vicino alla piazza Cavour, a Rimini, sorgeva anche la cattedrale di Santa Colomba, di cui oggi purtroppo rimane solo il campanile romanico.
Tante volte vi ho parlato del piccolo Borgo di San Giuliano e della Festa De Borg. Ma chi è il Santo Giuliano? Qual'è la sua storia?
Oggi lo scopriremo.
Di nobile famiglia istriana Giuliano visse ai tempi dell’Imperatore Valeriano (III secolo d.C.), fu accusato di seguire la fede cristiana e fu condannato al supplizio.
Fu rinchiuso in sacco pieno di sabbia e serpi velenose e buttato in mare.
Fu ritrovato vicino al mare di Marmora e venne sepolto in un dirupo, la scogliera del dirupo franò e galleggiando sul mare venne sospinto nelle vicinanze dell’Abbazia benedettina nell’anno 957. Da allora venne conservato nell’attuale chiesa di San Giuliano. La chiesa del borgo proprio da lui prende il nome.
Il complesso archeologico di Piazza Ferrari è stato individuato nel 1989, durante i lavori di sistemazione dei giardini pubblici. Dopo il ritrovamento di ruderi di età romana sono seguiti scavi ed esplorazioni che hanno permesso di scoprire un’area di 700 mq.
I resti più importanti corrispondono a parte di una costruzione residenziale situata al margine settentrionale dell’antica Ariminum, di fronte al litorale adriatico, che all’epoca si trovava arretrato di circa un chilometro rispetto all’attuale.
Ai lati passavano due strade disposte ad angolo retto – un cardine ed un decumano – all’interno del quale si erano succedute una casa di età imperiale che comprendeva anche la domus del Chirurgodi Rimini ed un edificio costruito in età più avanzata.
Nel settore settentrionale dell’area di scavo si conservano i resti della Domus del Chirurgo di Rimini costruita nella seconda metà del II secolo d.C.
Il piccolo ingresso affacciato sul cardine, immetteva in un disimpegno e poi in un corridoio interno.
In un lato del corridoio si apriva un piccolo giardino, mentre sull’altro lato erano situati diversi ambienti delimitati da muri di argilla poggiati su zoccoli in muratura.
I vani, tutti decorati da affreschi policromi e da pavimenti a motivi geometrici comprendevano una sala da pranzo, una camera da letto, due stanze di soggiorno, un ambiente riscaldato (ipocausto), una latrina, al piano superiore si trovava invece una cucina ed una dispensa..
Tra i tanti materiali trovati risalta soprattutto una attrezzatura chirurgica e farmacologia che testimonia la professione medica dell’ultimo proprietario della Domus.